← Torna alle notizie

Il regno dei cieli…

Come avviene nei grandi palazzi d’arte servirebbe uno specchio in mano per ammirare e gustare i dipinti delle volte della chiesa parrocchiale di S. Margherita: la distanza notevole, infatti, unita a qualche problema di illuminazione non permette di valutare appieno l’interessante serie di dipinti che ornano le volte. C’è da notare intanto l’impostazione solenne della…

la zona presbiteriale

Come avviene nei grandi palazzi d’arte servirebbe uno specchio in mano per ammirare e gustare i dipinti delle volte della chiesa parrocchiale di S. Margherita: la distanza notevole, infatti, unita a qualche problema di illuminazione non permette di valutare appieno l’interessante serie di dipinti che ornano le volte.
C’è da notare intanto l’impostazione solenne della navata, con serie di quattro colonne che delimitano gli spazi dell’aula principale, del presbiterio e del coro. La foto qui a fianco esprime bene l’idea di solennità dell’edificio, che nella successione delle cupole ricorda certe costruzioni di epoca romana.

dipinto delle cupola

 Si può notare che la cupola sopra la Mensa, elemento che occupa tutto il presbiterio, porta un dipinto tutto dedicato all’adorazione dell’Eucaristia, con l’ostensorio che giganteggia in mezzo ad un tripudio di angeli. Immagine debitrice alla teologia del tempo, tutta tesa a salvaguardare la presenza di Cristo nel Sacramento eucaristico.
In una cartolina meticolosamente scoperta da un parrocchiano (L. Medri, che ringraziamo) possiamo vedere la bozza dei dipinti del presbiterio, che poi verranno realizzati dall’autore con alcuni ritocchi. Da notare anche la citazione dell’autore.

pennacchi della cupola

 Sui pennacchi posti alla base della cupola, sono rappresentati gli Evangelisti con i loro simboli: qui riconosciamo Marco, con il leone, e Luca, con il bue.

il catino absidale

 Più in fondo, in quello che viene chiamato ‘catino absidale’ che chiude l’edificio, è rappresentato l’episodio di Gesù che cammina sulle acque, chiama Pietro a venire a lui mentre sulla barca mossa dalle onde gli altri apostoli ammirano la scena: un episodio praticamente unico rappresentato in tale posizione! Alla base la scritta in latino che descrive la scena: “Allora si alzò e comandò ai venti e al mare, e si fece grande bonaccia!”.
Quella delle scritte in latino è una caratteristica tipica della parrocchiale di S. Margherita: si ritrovano infatti anche sotto la cupola (Christum regem venite adoramus’: Venite adoriamo Cristo re!) e nell’aula principale, con parte del racconto della passione di S. Margherita.

la gloria di S. Margherita

Proprio alla santa titolare della chiesa, sulla volta dell’aula principale, è dedicato il grande dipinto, la gloria di S. Margherita, eseguito dal pittore Mario Albertella nel 1925: ne fa testo la firma qui a fianco.


Mario Albertella, pittore e restauratore, nasce a Milano il 7 maggio 1883. Frequenta l’Accademia di Belle Arti e la scuola Superiore di arte applicata, avendo a maestri Cesare Talloni e Luigi Cavenaghi. Si dedica completamente all’affresco, eseguendo importanti decorazioni nelle cattedrali di Siracusa, Ventimiglia, Caltagirone, Como, nel Belgio e in Svizzera.
Fondatore della Scuola Professionale di Arte Cristiana e del Restauro a Milano, a lui si deve anche la Libera Università per l’Artigianato Artistico. Ha pure fondato e diretto la rivista illustrata “Arte e Restauro” ed è stato pure consulente tecnico presso il Tribunale di Milano. Ha vissuto sino alla morte, sopraggiunta nel 1955, in via del Caravaggio 18 in Milano“.

dettaglio

Una descrizione della gloria di S. Margherita che ha come ispirazione le volte affrescate del sei-settecento, piene di nuvole, angeli in ogni angolo, figure di Cristo e di Maria che testimoniano che ci troviamo in cielo, nel loro spazio tipico.
Nei dettagli qui a fianco possiamo ammirare l’abilità descrittiva dell’artista, che dà origine ad una scena di notevole suggestione.